OPERE ALL’ENNESIMA

È una poetica della traduzione, è la scena dell’uguaglianza delle pratiche nella loro diversità. È l’arte della moltiplicazione dell’uso nel percorso dell’emancipazione. Opere della collezione della Gnam diventano pre-testo per una seconda opera, una terza, una quarta… un’ennesima. Avvicinate da pratiche della parola, della performance, della voce, del gesto, vanno a comporre un paesaggio di oggetti e di segni dentro il quale si dà l’avventura singolare e comune dell’intelligenza. Il passaggio da un’opera a un’altra tesse relazioni tra le parole e le cose, tra le esperienze e i materiali, tracciando un sentiero provvisorio nel sapere, nel visibile, nel dicibile che fa vacillare gerarchie autoriali, posizioni legittime e proprietà. E risuonare nuove intenzioni.

OPERE ROTTE

Si rompono, si corrompono, si strappano. Sono fatte di materia che si disgrega. A guardarle da dietro, da ciò che viene loro a mancare, perdono l’unità dell’oggetto finito, ciò che le apparenta a una merce. Perdono anche un po’ di aura. Il loro valore è quello della materia di cui sono fatte. Opere rotte o danneggiate della collezione vengono lette dai loro «curatori», da chi con il restauro ripristina l’integrità inevitabilmente perduta del manufatto. Un sapere e una relazione di cura, invisibile operaviva, che fanno la vita infinita dell’opera, ma che interpellano anche lo statuto della curatorialità contemporanea. Cosa nell’opera resiste alla sua cura? Possibile completare la mancanza o meglio assumerla come irriducibile resistenza? A rispondere sono chiamati artisti, restauratori, curatori.

OPERE IN CONTEMPLAZIONE

È la poetica dell’ozio. È l’estetica diffusa. È la pratica del sensibile.
Con queste opere si esce da Sé. Ti afferrano senza altri fini se non il disfare. Sono le nature vive. Contemplare il cielo (se il cielo lo permette), lasciarsi afferrare dal richiamo vegetale, spezzare il pane, bere il vino. Quattro esperienze collettive di affinamento del sensorio affidate a professionisti e amatori.

OPERE IN LOTTA

Le storie di prima hanno ridisegnato la vita, fuori dal lavoro, fuori dal dominio. Immagini, slogan, manifesti, volantini… Discorsi in parola, in musica, in gesti. Immagini per suggerire, spostare, urtare. È l’archivio dei possibili che sono stati. Un archivio dei possibili che forse saranno, coi materiali delle storie di prima. Non la museificazione di un patrimonio di lotte e dissensi che finisce sotto le teche. Non tesoretto per nuove recinzioni di culture che si vollero libere e oggi si preservano in altrettante riserve. Un deposito archeologico da usare, sapendo che nel museo che dovrebbe custodirlo, questo archivio sarà invece disperso, saccheggiato, rubato da chiunque vorrà farne uso. Un archivio, a cui tutti possono contribuire, che viene dai molti per tornare ai molti.

OPERE IN FUGA

Immagini in movimento negli interstizi spazio-temporali del sensibile comune.
Affetti e percetti proliferano in superficie, disegnano fughe e rotture, mutano forme di vita.

OPERE IN COSTRUZIONE

La regola si fa nella pratica dell’istituzione. Non precede e non resta. Non è data una volta per tutte. Non c’è obbligo e non c’è vincolo prima del prendere parte. Accade che ci sia accordo, accade che lo si cerchi, è il farsi della rivoluzione. È la regola dell’improvvisazione. Autori e artisti contemporanei alle prese con una pratica dell’opera nel suo farsi. Prove generali di esecuzione, senza esecuzione. Un film, un concerto, una rappresentazione teatrale.

PAROLE COMUNI – LA NOTTE DELLE IDEE

Parole comuni tra pratiche discorsive e pratiche estetiche.

Serata promossa da: Institut Français Italia, con la collaborazione di Nuovi Mecenati (Fondazione franco-italiana per la creazione contemporanea) e Académie de France à Rome di Villa Medici.

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