È il centenario della Rivoluzione sovietica, cent’anni dall’Ottobre 1917. Non si temono i cavalli cosacchi intorno alle fontane di Roma. E di nessun’altra città del mondo. Altri sono i barbari il cui arrivo incute timore. Le mura della cittadella della finanza dal 2008 non cessano di crollare. Eppure resistono nelle loro fondamenta monetarie, nonostante le crepe aperte dai movimenti sociali, dalle notti in piedi, dalle fughe dei migranti. Le vite indebitate si stringono alla ragione neoliberale, e al monte dei pegni portano gli affetti pur di liberarsi dalle colpe. Si torna a essere individui, difensori proprietari di odii e frustrazioni. Ciò che fu comune fu svenduto, comprato con i rigori di bilancio e ritagliato sui giudizi delle agenzie di rating. Gli immaginari inebetiscono in attesa di supereroi. Poveri e ricchi consumano psicofarmaci, di fasce diverse. Le lingue insegnate sono quelle parlate dai tecnici e dai burocrati. Le eccezioni del diritto proliferano, disegnando cartine del potere e di chi comanda, e della logistica. Il futuro è un tempo verbale, ma non di tutte le grammatiche. Prima di giocare si insegna ai bambini a discutere delle regole. Il lavoro è talvolta una variante dell’accattonaggio. Si dorme di meno. La vita ha spesso le forme che le dà il denaro. Adesso le ginestre rischiano di diventare insopportabili. Una, molte storie sono finite e altre se ne aprono. Corpi votati ad altro che al loro dominio tracciano strade. La felicità non è un diritto. Architetture del godimento sfuggono ai realismi nuovi, e che sono stati, anche quando sociali. Un gesto spariglia le carte distribuite. Si è smesso di credere alle S maiuscole. Ci si affida agli istanti pericolosi, mentre si scopre l’ubiquità. L’uso è la misura della creazione. Lo spirito si esprime nei motti non nei monumenti. Torna la sofistica e l’arte della dissimulazione. Il popolo manca e continuerà a mancare. L’opera si dissolve nella vita. Siamo tutti artisti ready-made. Monocromo lo è anche un vino. Si interroga l’ecceità. Il sapere viene da strani animali, metà gatti metà agnelli, metà ragni metà santi. Il fine di un gesto è nel suo stile. Autoctono è chi ci vive. Le riserve non difendono ma recintano. L’arte non viene dall’angelo. Il condizionale passato è stato abolito. La grazia è nel Terzo Paesaggio. Il denaro può essere mangiato, ma non sa di molto. Il comune è il tessuto della nostra emancipazione. Tra l’altro, si dipinge. Il sensibile è questione di lotte. Il sapere è sociale e l’ignoranza è condivisa. Si strappa il sublime al cielo notturno. Le rivolte sono estetiche. La comunità è di traduttori. Anonimi. Si tesse.

Credits to: Muhammed Alì, Chourmo, Gilles Clément, Pierre Dardot, Gilles Deleuze, Fabrizio Ferraro, Claire Fontaine, Rubens Gatto, Vitas Gerulaitis, Christian Laval, Henri Lefebvre, Karl Marx, Hermann Melville, Toni Negri, Jacques Rancière, Giorgio Passerone, Lidia Riviello, Mario Tronti, Paolo Virno.